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Rado Kocjančič è il volto contemporaneo di una storia agricola che affonda le radici nel 1866, quando il capostipite Ivan, rientrato dalla battaglia di Custoza come fante austro-ungarico, fonda l’azienda di famiglia a Dolina, nel Breg, tra Carso, Istria e Mare Adriatico. Oggi Rado, affiancato dai familiari, porta avanti questa eredità coltivando 5 ettari di vigneto e 3 di uliveto sull’ultima collina arenario‑marnosa affacciata sul Golfo di Trieste, in un paesaggio dove alle spalle si alzano il Monte Carso e la Val Rosandra e di fronte si apre il mare, con l’aria salmastra e la bora che contribuiscono a mantenere naturalmente sane le piante. Qui il vino non è solo piacere, ma espressione di una cultura contadina millenaria che ha saputo rifornire per secoli tanto la corte imperiale di Vienna quanto il porto di Trieste, e che resiste nonostante le ferite inflitte dallo sviluppo industriale del secondo dopoguerra. – La storia recente dell’azienda è una vera rinascita: dopo gli espropri degli anni ’60 che portarono alla chiusura della vecchia realtà agricola, il nipote Vojko recupera casa, orto e vigne, e il figlio Rado sceglie consapevolmente di tornare alla terra dopo esperienze formative in California e nel Collio, fondando la propria azienda nel 1999. Con l’aiuto della famiglia impianta nuove vigne e uliveti a Domio, Prebenico e sulla collina Brdo‑Montedoro, dove mette a dimora 15.000 ceppi e 600 ulivi, privilegiando vitigni autoctoni come Vitovska, Malvasia Istriana, Refosco e Moscato Giallo e arrivando a una produzione di circa 15.000 bottiglie di Carso DOC e 2.000 di olio extravergine DOP Tergeste, in larga parte da Bianchera‑Belica. Il legame con il territorio è anche identitario: la famiglia vive da secoli nella stessa casa, ha attraversato cinque stati mantenendo lingua e cultura slovena e oggi è parte attiva della comunità contadina del Breg. – Nel 2014 Rado compie una svolta decisiva passando da un’impostazione convenzionale a una viticoltura e olivicoltura basate su prodotti naturali, in un percorso fra biologico e biodinamico che bandisce i fitofarmaci di sintesi. In vigna utilizza letame di cavallo, sovesci, rame, zolfo e preparati a base di erbe e micorrize per stimolare l’equilibrio del suolo e “informare” la pianta, mentre in cantina riduce al minimo gli interventi, cercando di preservare intatto il carattere sapido, pieno e sincero delle varietà locali. I suoi vini – in particolare la Vitovska e la Malvasia, più cuvée come Brežanka e i rossi da Refosco – hanno ottenuto riconoscimenti importanti da guide nazionali e associazioni di settore, attestando la scelta di un modello artigianale capace di unire qualità, identità territoriale e forte etica produttiva, oggi rappresentata anche dall’adesione alla FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti.
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